suonare...


Bargioni / Sforza
 

   Il nuovo album di canzoni inedite di Dado Bargioni e Marco Sforza.

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In uscita dal 16 agosto in tutti gli store digitali musicali
e naturalmente nei prossimi concerti a venire.
    
 
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Dado Bargioni e Marco Sforza
due cantautori, due mondi! il primo ti regala un po’ di
“CIOCCOLATA PER LE ORECCHIE”, il secondo ti sforna “UN CAPOLAVORO” .
Vengono da città diverse, Marco è un pianista (che suona la chitarra), Dado è un chitarrista (che gioca anche col piano); se l’emiliano Sforza ha imparato la lezione dei Capossela, Conte (Giorgio) e Dalla, il piemontese Bargioni è cresciuto a pane e Beatles condito con un pizzico di soul / funk all’americana.


Si sono conosciuti per caso ad un festival e, come talvolta accade, è scoccata una scintilla, così le loro diversità musicali sono diventate confronto, scambio, ricchezza. La prima canzone eseguita insieme dal vivo quel giorno, più di due anni fa, è stata lo strumentale "Mo' Better Blues" del jazzista americano Bill Lee (tratto dalla colonna dell'omonimo film di Spike Lee). Il giorno seguente Dado riprende in mano la canzone. Scrive un testo, dove non esisteva, con strofe in lingua italiana che rincorrono quelle in inglese, fino ad arrivare a prendersi e ad unirsi in un nuovo finale (composto appositamente e che ha un titolo tutto suo), andando così a creare quella che è, a tutti gli effetti, l'attuale "Mo' Better Blues/To the Top".

La canzone, dove Marco e Dado duettano, diventa il primo singolo di un album dal titolo:“#SUONAREBARGIONISFORZA”, che oggi i due cantautori stanno ultimando e che uscirà nella primavera 2016 e viene scelta dal regista Lucio Pellegrini come canzone finale della seconda puntata della serie TV di RaiUno dal titolo: "Tutto Può Succedere"
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Il primo album del Duo Mezza Pensione
 
 

 
 In vendita on-line
e naturalmente nei prossimi concerti a venire

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Il Duo Mezza Pensione è composto da uncantautore emiliano Marco Sforza e da un celebre fisarmonicista romagnolo, ilmaestro Gildo Montanari. L'emilia e la romagnasi mescolano in un calderone di atmosfere ruspanti e allo stesso tempo poeticheintrecciando le canzoni più osannate del nostro cantautore a celebri melodieindimenticabili della musica leggera mondiale consapevolmente riarrangiate dalmaestro in chiave cantautoratofolkpopolare.

Marco Sforza: voce/ chitarra/ pianoforte/ flauto dolce
M° Gildo Montanari: fisarmonica/ melodica/ claves/ kazoo

Registrato al Teatro Vittoria in Pennabilli (RN) nell'ottobre 2014.
Tecnico del suono Franco Fucili.





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L'ultimo album di Marco Sforza insieme all'orchestrina Separè
 
 

 
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 Un capolavoro.

L’Emilia consegna da sempre, alla musicaitaliana, tante varianti, a largo spettro, senza censure e senza steccati, è la regione più rock, è quella più blues. Sarà per via di quella propensione naturale al piacere in tutte le sue forme, quello sguardo che non trovando ostacoli si fa infinito, quella schiettezza cheriesce a raccogliere quell’infinito in un bicchiere di lambrusco, sarà quell’essere sul lato giusto del grande fiume, perché dall’altro, chissàperché, non si respirano le stesse voglie. E anche se non è il Mississippi si sente che tanta musica viene fuori da lì, dal delta del Po.Marco Sforza è un musicista originale, “storto e di pianura” come si definisce nella titletrack, e già l’esordio di fine 2008, con un album dal vivo, delineava coraggio e ironica incoscienza, ché quelli, i live, vengono sempre a coronare un pezzo di strada e una serie di opere in studio, mentre qua si anticipava tutta quanta una carriera, atipica certamente. A un ep del2011 “Bocce” fa seguito oggi l’album Un Capolavoro, che spazia dal blues allo swing, dal valzer alla ballata rock, facendo sua la lezione cantata dal primo Capossela (“Tradire e il fare”), scritta come un Gianmaria Testa (“Chimera”), raccontata con l‘ironia di un Giorgio Conteemiliano, in un progetto omogeneo, ben strutturato, dal sorriso amaro, sospeso tra l’Emilia e New Orleans, che lascia dentro un calore melanconico che invita al riascolto. E ironizza Marco su questa nostra malata ricerca di radici, tra avi ed epigoni, nel blues “Non ci resta che cantare” con l’elenco dei referenti: “Ladolcezza di Concato, la freschezza di Caputo, l’eleganza di Paolo Contesai, ma da De Andrè non scappi mai! Canti un po’ come Jannacci, (ma te lo devo dire) un po’ meglio di Antonacci… Strizzi l’occhio un po’ a Guccini… Giorgio Gaber, Vergani e Baccini…

È bravo l’istrionico Marco, sia al piano che al canto, sia nella composizione che negli arrangiamenti, coadiuvato da una band affiatata che lo accompagna da sempre, l'inossidabile Orchestrina Separè.


Recensione su "La Scena".
Recensione su "All Info"

Recensione su "Shivermusic"

Recensione su "WikiFreaks"

 
 

 
Marco Sforza - 2007