Materia Off - Parma 16/04/10

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Il Materia Off cosè?
Il Materia Off è una bella cosa.
Perché?!
Perchè ha il sapore di una casa, una piccola casa..
accogliente, calda, gentile, garbata... semplice..

Ho capito, ma anche altri locali, altri circoli avranno le stesse peculiarità, non credi?!
Certo, ma li è diverso. Insomma ho girato un sacco di locali, circoli, osterie, bar... ma mai
nessuno è cosi "speciale" come il Materia Off. Non lo dico da paraculo, ma da abituè, da socio e soprattutto da uno che condivide appieno il fare cultura in un determinato modo.
Una sorta di educazione all'ascolto, all'attenzione dell'attrazione.

E pensi che sia la strada giusta?
Certo, ne sono sicuro. Posti cosi non se ne trovano tanti in giro.. Bisogna stanarli.
Insomma il Materia è davvero un'isola "ecologica" felice dove fare arte e i suoi derivati (in questo caso io) vengono elevati al massimo, amplificati per quello che danno.


La gente deve godere dell'arte (in generale) o perlomeno deve godere della creazione, della novità, dell'emozione nuova da scoprire.
Al Materia Off tutto questo bene o male si realizza si concretizza. Con l'appagamento di tutti.

Saluto infine di gran cuore il quartetto di fanciulle parmigiane e non... dalla pianista che conosce il De Medici da colei che voleva jingle beels a tutti i costi.. ;)
Al regista più figo che io conosca, Debbi Damiano... chissà che ripresi et fàt..!
All'onnipresente sig. Grossi sempre in prima fila, sempre in mezzo per fortuna a donne..
una specie di venere al contrario, una venere dalla forma "Grossiana", grazie cmq per la presenza, lo sai che è (quasi) sempre un piacere... ;) A Kostantin per la stima appassionata che sprigiona ogni volta nelle sue posizioni da nefotografo semi professionista...e il prode Filippo e il suo/mio "complesso residenziale"... lusingato è troppo felice può bastare.
A un pianista piccolo, ma a detta poi dei presenti, un grande pianista... i tuoi complimenti posso metterli nel mio curriculum?!.. non si sa mai caro Gesualdo (Coggi). Spero di vederti presto suonare.
Infine un poco sorpreso ma anche quasi sicura della tua/vostra presenza... mi ha fatto piacere
anche se come al solito siete scappati cosi furtivi... ta bè, i parmigiani son fatti cosi ;).
Bacio e abbraccio una certa Ba Be e il suo amico "fanfriend" Emi (credo) per la pazienza  e la simpatia.. reciproca.


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ps vorrei leggervi una cosa che ho scritto....

L’attesa

Mario se ne stava a due passi dal portone di Caterina.
L’indecisione era troppo forte. Non sapeva trovare la forza di premere quel maledetto campanello e sentire quel fastidioso suono ronzare per tutto l’atrio del palazzone.
Da giorni si era messo in testa il povero Mario di incontrare Caterina, ma nonostante messaggi sfarzosi sul cellulare, chiamate perse nella segreteria di casa e appostamenti da un degno cecchino tedesco, non riuscii a compiere il suo intento amoroso.
Cosi, una sera si prese coraggio, se cosi si può dire e decise finalmente di andare dritto, dritto alla fonte del problema; sotto casa di Caterina.Saranno state le nove e mezza di sera, era estate piena, faceva caldo, ma a Mario tutto questo non importava o perlomeno non se ne accorgeva.Lui voleva a tutti i costi vedere Caterina.
Ma gli mancava l’ultimo passo, l’ultimo atto finale. Voleva sorprenderla, Caterina. Voleva conquistarla come si conquista una vittoria sudata, ambita da tutti.
Alla fine si decise. Suonò. Per i seguenti dieci secondi non senti nulla, solo silenzio, nemmeno una sbattimento di porta, qualche passo. Niente. Risuonò di nuovo. Ancora nulla. Ripigiò ancora il campanello lasciandolo ronzare per più tempo, ma niente.
Mario a quel punto cosa poteva fare? Abbattere il portone ottocentesco di legno, no troppo male. Impossibile. Basta.
Fece due passi indietro, alzò lo sguardo verso la finestra di Caterina. Tutto spento. Dalle persiane socchiuse intravide solo le tende bianche cadere al di là del vetro.
Affranto rincasò. Camminava piano Mario, con le mani in tasca. Piano.
Caterina si affacciò alla finestra, scostò lentamente con la mano la tenda bianca. Rimase ferma a osservare il passo lento di Mario allontanarsi sempre più da lei e dal suo portone.
Non fece nient’altro Caterina, guardo solamente Mario allontanarsi piano.
Piano, nella sera quasi scura.


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Marco Sforza - 2007