Festival di Brescia 2006 - primo premio inediti

Avevo studiato il mio brano con meticolosità, e mi accingevo ad entrare in sala per il sound-check. Alcuni performers parlottavano tra di loro, scambiandosi prime occhiate, esperienze in altri concorsi, affermazioni e trionfi più o meno conchiuse al loro ambito provinciale.Giovani, chi più chi meno, che dovevano vincere l'imbarazzo. Io sembravo un marziano, confezionato nel mio impeccabile (ed unico) vestito delle grandi occasioni, grondante sotto la giacca e con cravatta a mò di cappio.Ma qualcuno era destinato ad essere più marziano di me, quel giorno a San Polo.Sedutomi su un sofà molliccio, col mio bel bedge canarino al collo, mi girai verso l'uscita. Sperando di trovarvi chissà che.E trovai un personaggio niente male, che si accingeva a fare il suo ingresso a grandi passi e con la chitarra già sguainata e pronta per il suo show.

Mi ricordo la sua enorme faccia da ghepardo, contornata da una barba scura ed arruffata. Gli donavano quegli occhiali appena sotto una fronte spaziosa, a sua volta sormontata da una folta capigliatura irregolare.
"Oh-oh: questo è un professionista, o poco ci manca", pensai di primo acchito, fissandomi sulla sua mise novembrina, con una giacchetta di velluto sopra un improbabile lupetto nero."Ma non avrà caldo?" fu il secondo pensiero. Me lo rimangiai all'istante, ricordandomi quali ingombranti capi mi pesassero addosso.
Si aggirava nei suoi paraggi una ragazza graziosa, anch'essa occhialuta, la quale non tardò a sedersi di fianco a lui sull'ottomana dirimpetto la mia.

Distoglievo lo sguardo di frequente, e tuttavia sempre ritornavo all'immagine di quel tizio dalle spalle larghe vestito pressapoco da Gighen. Aveva iniziato a strimpellare, e per quel poco che me ne compete, sapeva mettercele le mani sulla tastiera della sua acustica.

Suonava piano, pareva non voler scoprire le carte.

Mi venne la voglia di attaccar bottone sin da subito con lui. In fin dei conti, non l'avevo fatto anche col resto degli astanti?
Giampaolo dell'organizzazione mi chiamò: il palco è libero per il check. Dopo di ciò, mi aspettava la tratta oratorio-stazione e ritorno: Annamaria stava per arrivare da Milano, e già l'emozione mi pervadeva a sapere che mi sarei esibito di fronte a lei (ed ai miei).All'uscita intravidi le poltrone. I personaggi adagiatisi erano ben altri. Del tizio che sembrava un intellettuale degli anni '70 e che dimostrava, sì e no, sui 35 anni non era rimasta nessuna traccia.
 
Io ed Annamaria riapprodammo all'Oratorio di San Polo con netto anticipo. Ero ansioso di vedere quando mi sarei dovuto esibire. Seppi poco prima dell'ingresso del pubblico la scaletta: giusto a metà serata. Scorsi distrattamente i nomi degli altri partecipanti, focalizzandomi su quelli della categoria Inediti. Ero l'unico a presentare una canzone in dialetto. Lessi i titoli, e, a prima vista quello che mi solleticò di più fu "L'indifferenza". "Voglio proprio vedere come tratterà l'argomento..." meditai con curiosità.
La semifinale incominciò dopo 25 minuti dall'orario previsto. Ciò non fece che innervosirmi: va bene il ritardo accademico, e va bene che qualcuno avrà approfittato dello 02 giugno per andarsene al lago piuttosto che tuffarsi in piscina: ma occorreva attendere anche gli ultimissimi parenti che avevano confuso San Polo con San Paolo?Entrai nell'ottica festival appena dietro le quinte: ancora scambi di battute con i cantanti/cantautori in procinto di esibirsi ovvero appena esibitisi. Ma stavolta il discorso principe era come fronteggiare al meglio l'animale palcoscenico.
Tra gorgheggi e vocalizzi dell'ultim'ora, arrivò il mio turno. La presentatrice mi fece accomodare sull'ennesimo divano allestito per le interviste. Mi pose alcune domande su "De bu", sulla singolare scelta del dialetto e su ciò di cui narrava.

6 minuti di palcoscenico dopo ero di nuovo dietro le quinte, a ricevere complimenti - forse veri, forse di circostanza - di coloro che, in attesa del loro turno, avevano origliato la mia esibizione.

Mi trattenni, in particolar modo con Pietro "Leo" Ferro: simpatico ragazzo con il tutore al ginocchio destro per esservisi rotto - pochi giorni addietro - i legamenti giocando a calcetto.
Ed ecco che, quatto quatto, alle nostre spalle spunta proprio lui. Il personaggione simil-Gighen. Con sussiego da compassato turnista si siede, accorda il suo bel strumento ed inizia a strimpellare.Fu impossibile non cogliere l'occasione per attaccar bottone.
Se non ricordo male, ci pensò Leo, il quale colse il pretesto di comparare l'età degli astanti per sapere se - con le sue 32 primavere - fosse lui il più vecchio o meno.

"Scusa, ma tu quanti anni hai?". Rivolgemmo all'unisono lo sguardo interlocutore al chitarrista che veniva da lontano.

"26, perché?" ed il suo tono fu tra il diffidente e l'ironico.
Si capiva che pure lui stava subendo la morsa dell'emozione. Sono ritornato in platea, accanto alla mia bella, giusto per gustarmi la presentazione:

"Direttamente da Campegine (Reggio Emilia): Marco Sforza".

Accostandomi all'orecchio di Annamaria ricordo di averle sussurrato: "Attenzione a questo!!! Vedrai se non va a vincere".
L'intellettualone si è seduto ed ha suonato in maniera impeccabile. Il nugolo di parenti (non suoi) presenti in sala gli ha tributato un sentito e composto applauso, segno inequivocabile di apprezzamento e per i versi  e per quella splendida bossa imbastardita che ha per titolo "L'indifferenza". Unica pecca del venerdì: un piccolo screzio con Sara, la presentatrice di Punto TV. Lei cercava a suo modo di mettere a suo agio il nostro, chiedendo lumi alcuni scampoli testo; il nostro con aria piccata [di certo dovuta alla tensione pre-performance] ha mugugnato per due volte: "Adesso la suono"; sembrava che già avessero svelato il suo segreto più bello.
A fine serata lo fermai e riuscii a congratularmi con lui. Lo vidi molto più sciolto e sempre meno calato in quella parte d'artistone che gli avevo visto indossare alla perfezione. Ci demmo appuntamento per la finale di domenica.

Già intuii che saremmo divenuti amici saltuari.
O perlomeno, che non ci saremmo persi del tutto una volta finito il Festival.

 

di Nicola Bontempi                                                                                                                

 premiato_al_san_002

 

Primo premio per gli inediti con la canzone "l'Indifferenza"

Festival di Brescia 

 

                                                                                                                      

 

 
Marco Sforza - 2007